Accadde all’improvviso, senza preavviso alcuno. Il punto interrogativo, sparito!
Non si riusciva più a trovarlo in nessun luogo. Nessuna tastiera dell’Universo intero era in grado di riprodurlo su schermo.
Erano tutti in realtà molto preoccupati, non era immaginabile conversazione scritta che potesse escluderlo.
Anche adesso, guardate, sono costretta a usare solo quel prepotente del punto esclamativo, che in alcuni casi non gioiosi, lo ammetto, ha un tono antipatico e stridente.
Per la prima volta si riunirono tutti i Capi di Governo della Terra.
“Ma sì, con tutti i problemi che abbiamo, mica possiamo convogliare risorse vitali a cercarlo! Ne faremo a meno!!”.
Gli Umani erano allibiti. Persino i sindaci e i parroci, in Italia, immediatamente convocarono assemblee straordinarie per cambiare i protocolli. Per non parlare dei docenti, degli scienziati e letterati di tutto il mondo. Ci fu un appello accorato in tv con foto segnaletiche ma tutto fu inutile perché anche la domanda “l’avete visti” anch’essa deprivata del prezioso segno di punteggiatura sembrava non avesse senso. Fu mobilitato anche l’esercito e i cani fiutarono la famosa frase dell’Amleto per trovare tracce dei fuggiaschi, ma tutti gli sforzi risultarono inutili.
L’opinione pubblica era sconvolta. Ma chi poteva mai avere ordito un simile complotto!!!! Ecco, vedete, non rende l’idea…
Intanto su un’alta montagna c’era una strana adunanza. Un numero incommensurabile di punti interrogativi si era riunito lì, in un’enorme caverna, per decidere il da farsi.
Accorato disse l’interrogativo più anziano, eletto a Sommo Maestro:
“Non serviamo più a nulla. L’Uomo si è perso. Comunica con frasi monotone, asettiche, a tratti rabbiose. E pensate che gli Uomini sono convinti tutti che si tratti di un complotto! Non concepirebbero mai un esodo volontario, che noi siamo stanchi delle loro insulsaggini.”
“Maestro, ma quindi dobbiamo soccombere, svanire nel nulla?” – chiese preoccupato un discepolo.
“Una via d’uscita, ci sarebbe, forse…” – osò timidamente un punto interrogativo giovane.
“Che proponi?” – chiese ansioso il Sommo Maestro.
“Qualcuno, forse, capirà che basta semplicemente prendere una penna, una matita, per farci riapparire.”
“Ma che dici… Qualcosa di obsoleto, dubito che qualcuno ci penserà!” – esclamò il vecchio accorato.
“Ho una proposta.” – disse un altro giovane interrogativo dal fondo della caverna.
Tutti rapidamente si volsero per ascoltare.
“Se ci sarà almeno un Essere umano che in meno di un’ora prenderà in mano una penna o una matita e porrà una domanda vitale usando un semplice foglio di carta e scrivendoci a mano, torneremo.”
La proposta era ragionevole e fu approvata all’unanimità.
È cosa nota a tutti che i punti interrogativi abbiano poteri soprannaturali. Si posero in silenziosa attesa.
Unirono i loro poteri.
Per lunghi minuti non accadde nulla.
Nella caverna si udiva soltanto il lieve ronzio dei punti interrogativi, un suono simile al fruscio delle pagine quando si sfogliano troppo in fretta. Alcuni di loro, i più giovani, cominciarono a oscillare nervosamente, formando piccoli vortici di incertezza nell’aria.
“Silenzio, concentrazione.” ordinò il Sommo Maestro, anche se la sua voce tradiva un filo di apprensione.
Non era facile ammetterlo, ma tutti temevano che gli Umani non avrebbero raccolto la sfida. Erano diventati pigri, abituati a toccare schermi lisci e luminosi, dimentichi del piacere di una grafite che scrive, del profumo della carta, del gesto antico del domandare con la mano.
Fuori dalla caverna, intanto, il mondo continuava a impazzire.
Nei telegiornali, privi di punti interrogativi, i conduttori parlavano con un tono strano, come se ogni frase fosse una certezza assoluta. Le discussioni politiche erano diventate monologhi aggressivi. I bambini, nelle scuole, chiedevano ai maestri come si facesse a fare una domanda senza poterla scrivere. I maestri, imbarazzati, rispondevano con frasi che sembravano ordini.
Persino i poeti erano disperati.
Uno di loro, in un caffè di Parigi, aveva tentato di scrivere una poesia d’amore senza interrogativi, ma il risultato era talmente categorico da sembrare un ultimatum.
Un altro, a Buenos Aires, aveva dichiarato che senza il punto interrogativo non si poteva più parlare di anima, ma solo di cronaca.
Nella caverna, il Sommo Maestro percepì tutto questo come un’eco lontana.
“Vedete?” disse ai suoi compagni. “Gli Umani non sanno più chiedere. E senza domande, non c’è pensiero. Senza pensiero, non c’è futuro.”
Un mormorio attraversò la folla dei punti interrogativi, un tremolio luminoso che rischiarò le pareti di roccia.
“Eppure,” aggiunse il Maestro, “basterebbe un solo gesto. Uno solo.”
A un tratto avvertirono una vibrazione e sul fondo della parete un’immagine iniziò a prendere forma.
L’immagine si fece nitida, come se qualcuno stesse disegnando dall’altra parte del mondo.
Una mano piccola, con le dita sporche di pastelli, stringeva una matita.
I punti interrogativi si avvicinarono, trattenendo il respiro.
Sul foglio a righe, con la calligrafia incerta dei primi anni di scuola, comparve una frase: “Perché non finiscono le guerre.”
La caverna si riempì di un silenzio che non era tristezza, ma stupore.
Il Sommo Maestro, che aveva visto secoli di domande, si commosse come non gli accadeva da tempo.
“Eccola!” sussurrò. “La domanda che nessun adulto osa più scrivere. La domanda che nasce solo da chi non ha ancora imparato a rassegnarsi.”
I punti interrogativi si sollevarono, brillando come lucciole in una notte d’estate.
“È il momento! Torni ognuno al proprio posto!” dichiarò il Maestro.
In un lampo, la caverna si svuotò.
Nel mondo, le tastiere ripresero a funzionare, i libri tornarono a respirare, e le frasi ritrovarono il coraggio del dubbio.
La bambina, guardando il suo foglio, vide comparire un punto interrogativo perfetto, vivo, come se le stesse sorridendo.
Lei lo accarezzò con un dito, poi aggiunse sotto, con la stessa calligrafia incerta:
“Forse un giorno finiranno.”
E il punto interrogativo, per un istante, brillò un po’ di più.
Inedito di Emma Di Stefano
