Tanto tempo fa c’era una terra incantata in cui vivevano tutti i fiori del mondo in grande armonia.
Un giorno Fezar, regina delle fate, chiamò i fiori a raccolta :
– Quest’anno festeggeremo il primo giorno di primavera con una grande festa! Tutti voi sfilerete e al tramonto eleggeremo la regina dei fiori! –
Alla notizia si creò un gran fermento e non si parlò d’altro per l’intero inverno. Di ogni varietà fu scelto l’esemplare più bello, quello che avrebbe sfilato ambendo al titolo regale.
Finalmente giunse il primo giorno di primavera: era un tripudio di colori e l’aria tiepida densa di profumi…
La giuria era così composta: Smeralda, fata degli alberi; Aurea, fata del sole;
Diamante, fata dell’acqua; Argentia, fata della luna e delle stelle.
Quando il sole fu alto nel cielo la gara ebbe inizio.
La vecchia quercia, l’albero più anziano, iniziò con tono solenne a presentare i fiori iscritti alla gara.
– Margherita! –
La bella margherita venne avanti sorridendo, i bianchi petali allargati con orgoglio.
– Tulipano! –
Impettito sfilò un tulipano dai variegati colori.
– Violetta!-
La timida violetta passò quasi di corsa, non era abituata a essere al centro dell’attenzione!
E così, uno alla volta, sfilarono il tenero mughetto, la maestosa orchidea che venne avanti lentamente, quasi ondeggiando- era avvezza a suscitare sguardi d’ammirazione- il rosso papavero, l’azzurro fiordaliso, la profumata camelia e tutti i fiori che nascono da madre terra.
La rosa era la favorita e aspettava il suo turno non lontana da un piccolo gelsomino:
– E’ inutile che ti presenti, sei assolutamente insignificante, piccolo, bianco…-
Il piccolo gelsomino, intimidito e afflitto, si nascose dietro ad un albero e così si ritirò dalla gara, ma nessuno lo vide, né fece caso alla sua assenza.
Essendo innegabile la classe e la bellezza della rosa, questa venne eletta regina all’unanimità.
Seguì grande allegria e il vento intonò melodie tra le fronde degli alberi sino a notte fonda, sembrava che anche le stelle pulsassero seguendo il ritmo della natura.
Fezar si era appartata e nel silenzio udì un pianto sommesso.
Lievemente si avvicinò a un vecchio ulivo e così poté intravedere il piccolo gelsomino.
Le fate hanno il dono di leggere nei cuori e fu così che scoprì quale fosse la causa di quel dispiacere.
Si allontanò con passo leggero.
Dal giorno della festa l’alterigia della rosa crebbe sempre di più e ciò non piacque a Fezar, che un bel mattino adunò le fate per porre rimedio all’ingiustizia commessa.
In accordo con Smeralda, Aurea, Diamante e Argentia fece chiamare la rosa e parlandole con severità:
– Sei stata scelta dalle tue sorelle e dalle amiche fate, ma non possiamo permettere che tu continui con un simile atteggiamento! Da oggi chiunque si avvicinerà a te attratto dalla tua bellezza, dovrà ben fare attenzione poiché, per punirti, coprirò il tuo stelo di spine! Tutti dovranno imparare a trattarti con cautela e quanto sia giusto guardare al di là dalla semplice apparenza. Portate immediatamente qui il gelsomino! –
Quando il piccolo fiore fu al suo cospetto, Fezar gli parlò con tenerezza:
– A te, dolce gelsomino, donerò un profumo delicato che volerà sulle ali del vento amico e ciascuno, passandoti vicino, forse non ti vedrà subito, ma non potrà fare a meno di sapere che ci sei.-
Fu così che da quel giorno la rosa ebbe le spine e che il profumo del piccolo, bianco gelsomino giunge a noi ancor prima di poterlo scorgere.
Dalla mia raccolta di favole e racconti per bambini.
